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martedì, aprile 10, 2018

Piero Montana sull'opera di Natale Platania.

Natale Platania. La forza dell’avanguardia.

Natale Platania ammiratore, estimatore di Marcel Duchamp, a lungo ne ha subito il fascino cimentandosi in diversi, numerosi ready made, sia pure, come li chiama lui, rettificati.

Docente di scultura e di videoscultura all’accademia di Belle Arti di Catania già dal 1988, l’artista nel 1986 è tra i fondatori di Nuovorganismo, un’associazione di pittori e scultori siciliani, che proprio ventidue anni fa in quella che a Bagheria allora si chiamava galleria Acefalo, da me diretta, espose una mostra del suo gruppo intitolata “Focus” , dove per l’appunto si intendeva letteralmente mettere a fuoco quelle che erano le spinte innovative e più avanzate dell’arte contemporanea in Sicilia che in quegli anni a Catania si manifestavano, avevano luogo. Di “Focus” permane ancora tutt’oggi nella mia sede espositiva un’opera assai interessante, alludente all’eros, un trittico in cemento francese realizzata proprio da Platania.

La casa normanda di Madame Legendre

Di questo artista catanese d’avanguardia sempre alla ricerca di nuove soluzioni formali e plastiche, dobbiamo però dire che soprattutto in tutti gli anni novanta, non poteva non risentire dell’influenza di correnti quali l’arte povera e l’arte concettuale. Per quanto riguarda la prima ne è un esempio un’opera, in mostra purtroppo non pervenuta, La casa normanda di Madame Legendre, in cui l’artista utilizzava molto liberamente materiali assai diversi quali il cemento ed il muschio, per quanto riguarda la seconda ( l’arte concettuale) potremmo citare tra tutte l’ opera senza titolo con scritte assai poetiche e ripetitive come una nenia, quali “amore di luna, amore di cometa, amore d’oro” incise su una lastra di ferro e dentro una spessa cornice in legno.


 Ma già opere notevoli del nostro artista catanese in mostra sono Una pupilla per ogni occhio, Ninfee e Suono realizzate tutte nel 2014 con tecnica mista su tavola e per quanto riguarda Suono con tecnica mista e bronzo su tavola. In queste opere Platania va al di là di Duchamp, alla ricerca di una forza primitiva, tribale ed atavica che trova espressione in forme tutte circolari, concentriche che soprattutto in Ninfee si espandono sulla superficie di un quadro che diviene contemporaneamente pittura e scultura. In questa fusione di pittura e scultura troveremo spesso gli esiti migliori della ricerca di Platania che all’avanguardia contribuisce con qualcosa di personale, con qualcosa che ha che fare con la forza intesa come pesantezza, come spessore di una materia congenita alla profondità del sostrato delle cose oggetto del nostro esperire.
 Alla continua ricerca di questa potente dimensione delle cose Platania non realizzerà più semplici pitture, ma una sorta di bassorilievi appesantiti da materiali quali il ferro o il bronzo. La forza delle cose di cui Platania è mentore sovverte la concezione comune dell’opera, perché ne schiaccia anzitutto il soggetto. E’ qui che Platania inventa la poetica che più gli è congeniale nella messa fuori scena del soggetto operatore.

Non c’è nulla di più avanguardistico che tentare nuovi spazi esplorativi di un fare arte in cui il soggetto, l’io, l’identità schiacciata dalla pesantezza della materia, cozza contro un venire a galla di un es, di un impersonale asoggettivo, che a chiamarlo semplicemente inconscio perde molto d’attrattiva. Già, perché nell’arte quel che più conta non è la ripetizione del medesimo, in cui l’ego mantiene stabile e fissa la sua dimora.
Nel fare arte, come nel far poesia è in discussione la regola, la normalità, la prassi diurna di un senso a noi costantemente fedele e familiare. Nel fare arte non è lo stile che ci contraddistingue e ci rende riconoscibili, nel fare poesia ed arte è venir meno alla visibilità del riconoscimento per l’affermazione di intuizioni e pulsioni che hanno a che fare invece con l’Essere con la E maiuscola, ossia con ciò che intimamente ci possiede, succubi nel fare arte di visioni, contemplazioni, esperienze, comunioni mistiche e dionisiache, che hanno qualcosa di trascendente e che religiosamente impongono il silenzio, quel silenzio che un logico, un filosofo come Wittigenstein ha sempre raccomandato, imponendo a noi quel che è più di una raccomandazione e che presto detto semplicemente suona così: “su ciò su cui- cito a memoria- non si può parlare, occorre tacere”.

Nelle opere migliori di Platania, in quelle opere moderne, avanguardistiche, in quelle opere rivoluzionarie che ancora, come in “ Comunismo postcontemporaneo” parlano di rivoluzione artistico-politica, pure noi avvertiamo l’esigenza di un fare pittura- scultura in un senso inequivocabile, in un senso in cui rigore, pulizia, essenzialità sono fondamentali, pur in quella libertà formale- Giulio Turcato insegna- che non prescinde dall’impegno politico, rivoluzionario. Ma per chi nietzschianamente non crede in nessuna religione, fosse pure quella del sole dell’avvenire, per chi pure è figlio dei tempi ed ha la consapevolezza di vivere in epoca post moderna, in un epoca in cui più che al tramonto dell’Occidente, abbiamo assistito al tramonto delle ideologie, al tramonto di Dio e degli Dei, con Platania non può non condividere la passione per l’arte in una logica che però non è più quella del senso e del ritrovamento dell’io a cui esso (il senso) è subordinato.
L ‘arte non è fabbricare oggetti che possono renderci la vita più comoda. L’arte è un fabbricare altro. Quell’altro che ci porta autenticamente ad esperire la forza dell’Essere dominante che aborrisce una logica che non è stata mai quella mercantile, giacché fare dell’arte una merce comune si rischia parecchio a farne oggetti di volgare uso pratico e funzionale a quel logos, che Platania ed ogni vero artista intende sovvertire.

Senza titolo( gesso e minerali)

Vedete io non ho una galleria d’arte, io non ho una bottega, ma un centro d’arte e cultura che presto si trasformerà in fondazione Piero Montana. Io non ho interessi economici da difendere, pur sapendo che con l’arte oggi pur si mangia. Ma io devo confessarlo: con l’arte non ho mai mangiato, così pure credo Platania che ha sempre avuto altre ambizioni di quelle di un abile mercante d’arte.
Io che oggi metto a disposizione dell’artista catanese questi miei spazi espositivi, credo nella sua Arte. Opere che è difficile definire, scindere in pittoriche o scultoree. Opere come Senza titolo 1997 (gesso e minerali su tavola), (Zettel) 1993 (argilla bianca), Come le sedie in una sala d’aspetto 2016 (terracotta patinata) mi convincono che Platania è una presenza assai innovativa ed importante nel panorama odierno dell’arte contemporanea. Per questo motivo, attraverso la pubblicazione di queste mie due paginette, invito l’assessore alla cultura della città di Bagheria, Romina Aiello, a farsi promotore presso il comitato direttivo del Museo Guttuso affinché esso accetti in lascito da Platania qualche opera significativa da esporre al secondo piano di Villa Cattolica.

La mostra Natale Platania. Opere 1993-2017 al Centro d’arte e cultura “ Piero Montana” in via B. Mattarella n° 64 a Bagheria (PA) è aperta tutti i giorni ( esclusa la domenica) dalle ore 18 alle 20 fino al 30 aprile.

Piero Montana

mercoledì, aprile 04, 2018

Buon 90° compleanno, Maya Angelou !

https://www.google.com/doodles/dr-maya-angelous-90th-birthday

"Ho imparato che
 la gente dimenticherà quello che hai detto, 
la gente dimenticherà quello che hai fatto, 
ma la gente non dimenticherà mai come li hai fatti sentire ".

Breve storia di Maya Angelou -  che nacque oggi 90 anni fa.


Nata Marguerite Ann Johnson è stata una poetessa e scrittrice, considerata tra le più influenti intellettuali afroamericane di sempre: nacque il 4 aprile 1928.

Oggi Maya Angelou – grande poetessa e scrittrice afroamericana, tra le più importanti e amate del Novecento – avrebbe compiuto 90 anni: nacque il 4 aprile del 1928 a Saint Louis nel Missouri, negli Stati Uniti. È famosa soprattutto per essersi impegnata a sostenere le lotte dei movimenti per i diritti civili dei neri insieme a Malcom X e Martin Luther King, e per avere scritto sette libri autobiografici di successo in circa cinquant’anni.

Quello noto in tutto il mondo è il primo, I Know When the Caged Bird Sings. In italiano si chiama Io so perché canta l’uccello in gabbia, ma in passato il titolo è stato tradotto anche con Il canto del silenzio.
Racconta la sua vita fino all’età di diciassette anni, e parla di quando Angelou fu stuprata dal compagno della madre. L’uomo fu condannato e finì in prigione; quando uscì fu picchiato a morte.

«Pensai di aver causato io la sua morte perché avevo fatto il suo nome alla mia famiglia – scrisse Angelou nel 2005 sul Guardian Decisi che la mia voce era così potente che poteva uccidere le persone».


– 15 consigli da Maya Angelou


Angelou scrisse decine di libri, drammi, poesie e sceneggiature, e ebbe una vita ricca e movimentata.

Veniva da una famiglia molto povera, iniziò a lavorare a 15 anni – la prima conduttrice afroamericana a condurre la funicolare di San Francisco –, divenne ragazza madre a 17 anni, e poi lavorò come cuoca, cameriera, attrice, prostituta, spogliarellista e ballerina, viaggiando a lungo in Africa, insegnando all’università, lottando per i diritti degli afroamericani, ricevendo decine di premi e lauree honoris causa e ottenendo fama e rispetto internazionale che la portarono nel 1993 a recitare una poesia durante la prima cerimonia di insediamento del presidente statunitense Bill Clinton.


Morì nel 2014 a 86 anni, nella sua casa di Winston-Salem, nel North Carolina.

È considerata una delle più influenti intellettuali afroamericane di sempre, soprattutto per quel che riguarda la capacità di raccontare se stessi e la propria vita inserendosi in un contesto più ampio e generale. Il suo lavoro ha influenzato quello di decine di altri e altre intellettuali, anche in campi apparentemente lontani dalla letteratura come la musica hip hop: tra i tanti premi che ha ricevuto ci sono anche tre Grammy per il miglior disco parlato, nel 1993, 1995 e 2002 per On The Pulse Of Morning, Phenomenal Woman, e A Song Flung Up To Heaven.

Una volta disse:
«Ho imparato che puoi capire molto di una persona dal modo in cui affronta queste tre cose: una giornata di pioggia, la perdita del bagaglio, e l’intrico delle luci dell’albero di Natale»




Scrisse il suo ultimo racconto di memorie, Mom & Me & Mom, due anni prima di morire e come disse in un’intervista a Time, «Probabilmente starò scrivendo quando il Signore dirà “Maya, Maya Angelou, è ora”».

domenica, aprile 01, 2018

Buona Primavera



Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: “Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio”.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
“Viva la pace,
abbasso la guerra”.


G. Rodari


giovedì, marzo 08, 2018

Se scegli di amare una donna...

  Se scegli di amare una donna sulla via del risveglio, sai che stai entrando in un territorio nuovo e impegnativo.
  Se scegli di amare una donna sulla via del risveglio, non puoi rimanere addormentato.
  Se scegli di amare una donna risvegliata, ogni parte di te sarà coinvolta, non solo i tuoi organi sessuali, sai che anche il tuo cuore sarà chiamato a partecipare.
  Se preferisci una vita senza scosse, una vita che non impegna ogni parte di te, ti consiglio di star lontano dalle donne sulle via del risveglio.
  Se vuoi una vita addomesticata, non cercare una donna selvaggia.
  Se desideri immergere solo la punta del piede nelle acque fluenti del fiume Shakti, non cercare il potere della donna risvegliata.

  E' comodo amare una donna che non conosce i suoi sacri poteri, non farà leva sui tuoi luoghi bui.
  Non sarà una sfida per te.
  Non ti spingerà a divenire il tuo più alto Sè.
  Lei non risveglierà i pezzi dimenticati del tuo spirito e non ti incoraggerà a ricordare che nella vita c'è molto più di questo.
  Non guarderà nei tuoi occhi stanchi inviando in essi un lampo di risveglio.
  Una donna che non conosce i propri poteri sarà una compagna molto comoda per il tuo ego, cuore e corpo.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

  Camminerà accanto a te e tu sentirai di stare pienamente compiendo il tuo ruolo di uomo virile.

  Se questo è abbastanza per te, allora amala con tutto il cuore e ringraziala ogni giorno per il dono della sua presenza mite, non minacciosa, non pericolosa.
  Se questo però non è abbastanza per te, se il tuo cuore, spirito e corpo chiedono l'incontro con la donna selvaggia, allora devi sapere che la tua anima sarà trasformata.
  Sappi che la scelta che stai compiendo è importante.
  Se scegli di entrare nell'aura e nel corpo di una donna i cui fuoco spirituale è ardente esiste un certo livello di pericolo e rischio, il pericolo di crescere.
  Una volta che scegli di amare una donna risvegliata, ti assumi la responsabilità per i cambiamenti che avverranno nella tua vita.
  Non potrai dormire nella tua zona di comfort tutto il tempo.
  Non potrai rimanere bloccato nei vecchi schemi e nelle routines stagnanti.

  La tua vita assumerà un sapore e un profumo completamente nuovi.
  Avrai accesso al femminile selvaggio, esso inizierà ad inviare onde d'urto potenti ai tuoi chakra, onde di luce e ti chiederà di sintonizzarti alla sua chiamata Divina.
  Per scegliere di essere il compagno di una donna selvaggio è necessario coraggio, il coraggio virile di camminare verso l'ignoto.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

  Lei ti porterà in regni sconosciuti pieni di magia.
  Lei ti condurrà nei boschi selvaggi dell'estasi sensuale e della meraviglia.
  Lei ti mostrerà cieli sacri pieni di stelle che ti chiederai se stai ancora vivendo sullo stesso pianeta dove sei nato.
  Lei si fiderà di te. Lei ti accetterà. Lei apprezzerà ogni tuo sforzo per renderla felice.
  Lei parlerà con parole che la tua anima conosce.

  E' un grande rischio amare una donna risvegliata, perchè improvvisamente non avrai alcun posto dove nasconderti.
  Amare una donna così, è vivere con l'anima in fiamme.
  La tua vita non sarà più la stessa.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

  Se accetti questo rischio, se scegli di amare una donna sulla via del risveglio, non fare un solo passo indietro, perché rischieresti di passare la vita a sognare il femminile selvaggio, i cieli pieni di stelle e galassie lontane.

(Sophie Bashford)

mercoledì, febbraio 21, 2018

Per aprire un dibattito virtuale sull'arte di Triade.

Ricevo e volentieri pubblico queste riflessioni critiche di Piero Montana, ideatore, curatore e presentatore della Mostra TRIADE a inaugurazione del suo Centro d'arte e Cultura a Bagheria.
di cui potrete farvi una buona idea cliccando sull'immagine


Mi auguro che vogliate raccogliere la sua provocazione e da tutto ciò si sviluppi un dibattito che arricchisca le conoscenze e la vita di tutti.

Piero Montana ci scrive:

"Si sa, ad un provocatore come me, piace stupire, per questo ho chiamato tre artisti, assai diversi tra loro, per esporre con la mostra “Triade” nei nuovi locali del mio Centro d’arte e cultura a Bagheria.
Gli artisti nella massima autonomia hanno scelto le opere e curato l’allestimento, cosicché a me non resta ora che il compito di una recensione per avviare una discussione critica finalizzata a suscitare interesse sull’operazione culturale.

Pur molto rigorosa, essenziale, pulita, Triade non è tuttavia una mostra impeccabile. 
Due degli artisti espositori, Filly Cusenza e Nuccio Squillaci sono al meglio. 
Delude decisamente Leto, che pur presentando due opere piene di quel fascino particolare proprio dei suoi paesaggi dell’Altrove, nelle opere di piccole dimensioni finisce per decostuire il discorso prettamente materico dei suoi orizzonti neri, dati dall’innalzamento di cataste di fogli di giornali arrotolati ed incollati su tela. Quel senso di “ the vast land”  caratteristico delle sue opere migliori viene qui a mancare. Manca in questi suoi ultimi lavori il fascino spettrale, metafisico dell’estremo abbandono, di quella deriva silenziosa, di cui la morte di Dio è stata la “ felice” espressione. Finiti gli accumuli cartacei, svuotate dai detriti, dai rifiuti le pattumiere ( i suoi quadri) viene a mancare anche lo smarrimento beckettiano che Leto un tempo aveva fatto proprio nella messa in discussione di un soggetto, di un io che si domandava : “E adesso dove, quando, chi?
Leto, dicevo, nei suoi ultimi lavori non mi convince, perdendo ogni potere di fascinazione.
I suoi giochi con corde di carta incollate su tela di che cosa sono significanti? Quel vuoto spettrale di una scrittura destinata ad essere deportata in grandi inceneritori, quel surplus vertiginoso della parola stampata su carta di giornale, non sono più soggetti di un fare artistico che solo in passato mi aveva pienamente convinto.
 Forse esagero, forse sbaglio, forse sono imprudente ed irrispettoso, ma lo dico con tutta franchezza, con quella franchezza che mi autorizza a dire apertamente che nelle ultime “cose” dell’artista morrealese ad essere morto è lo stesso Leto. 
Il soggetto interrogante che innanzi al vuoto lasciato dalla perdita di Dio, dalla perdita stessa dell’io, poneva disperate domande esistenziali, adesso si trastulla con giochi puerili in cui la carta di giornale ha sempre meno pregnanza e soprattutto meno spessore materico. Che dire ancora. Del disastro, del senso di catastrofe, di cui in passato l’opera di Leto  parlava, oggi non rimangono nei lavori dell’artista che deboli tracce. Alla catastrofe della morte di Dio è subentrata la catastrofe personale dell’artista, che forse ha esaurito, nella ripetizione incessante, e a volte senza alcuna variante, ogni sua vena di sconsolata, nera ed autentica poesia.

Per fortuna ad innalzare il livello della mostra ci sono le opere di Filly Cusenza e Nuccio Squillaci. 
La prima, che convertita da anni alla Fiber art, all’arte del tessuto, della stoffa - lavora anche come stilista - ci dà con le sue otto opere presenti in Triade una lezione di un pop fantastico, che aggiunge a temi irriverenti all’Enrico Baj e alla  Jeff Koos  una libera e colorata invenzione creativa. Ritratti di parenti, amici, antenati bislacchi ed eccentrici suggeriscono alla Cusenza di esplorare territori fantastici o meglio fantasy propri di un mondo infantile. Ma questa infanzia che irride a parenti “terribili”, fa propria la poetica, per così dire di, un humor rosa, di cui fino ad oggi non si è mai parlato. Proprio così “l’humor rosa”, non più ‘humor nero, è la proposta tutt’al femminile della Cusenza, che diverte ma anche graffia con qualche ritratto di drag queen inserito nel suo album di famiglia.

A parte va considerata l’opera pittorica di Nuccio Squillaci, che ci affascina per una continua ricerca espressiva, attraverso l’uso sapiente dei colori (pastelli ed oli), del suo mondo interiore. Pittore, ma intimamente poeta, Squillaci fa della pittura una “religione”, nel vero senso della parola, qualcosa a cui intimamente, per l’appunto, l’artista sente di essere legato tanto da non potere fare a meno quotidianamente di essa. La sua passione per la materia pittorica lo spinge ad esplorare soprattutto i territori dell’informale, dell’astrattismo attraverso anche pennellate a volte impulsive proprio dell’action painting. Il mondo pittorico di Squillaci è solo il suo. E’ un mondo alieno dalla modernità e dal suo imperante materialismo. Per la vena inesauribile di spiritualità espressa nelle sue opere, l’artista può paragonarsi eccezionalmente, pur non ricorrendo mai all’ figurazione, ad un Morandi, ad un Licini."

Rimaniamo in attesa dei vostri commenti
AMg

lunedì, febbraio 19, 2018

Giordano Bruno il diversamente pensante


Il rogo di Giordano Bruno, avvenuto il 17 febbraio del 1600 presso Campo dei Fiori a Roma, è uno dei più tristemente famosi tra quelli ordinati dall’inquisizione romana, se non addirittura il più famoso in assoluto. La complessità della vicenda ha poi fatto sì che nel tempo la figura del nolano venisse esaltata per alcuni particolari aspetti, tralasciandone altri che pure sono indispensabili per farsi un’idea quanto più vicina alla realtà storica.

Monumento a Giordano Bruno, Campo de' Fiori, Roma
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Una delle tante vittime di una Chiesa totalitaria

Bruno fu condannato al termine di un processo durato otto lunghi anni per aver espresso idee eretiche. Del resto il ruolo dell’inquisizione, di quella romana come della ben più efferata inquisizione spagnola, era primariamente quello di tutelare a ogni costo la dottrina cattolica contro coloro i quali cercavano di metterla in dubbio, e Bruno era uno di questi. Una delle tante vittime di una Chiesa totalitaria dunque, che in quanto tale non ammetteva si potesse dubitare delle sue verità. Tra le altre cose Bruno fu anche uno dei primi a sostenere l’eliocentrismo teorizzato da Copernico, e sappiamo tutti quanto questo fosse pericoloso a quei tempi; di lì a pochi anni Galileo sarebbe stato costretto ad abiurare convinzioni simili. Ciò ha fatto sì che nell’immaginario collettivo Bruno fosse visto come un martire dell’eliocentrismo, quando in realtà il suo pensiero eterodosso andava ben oltre i suoi convincimenti in materia di astronomia.

Era un filosofo, non un uomo di scienza come Galileo

A dirla tutta Bruno non aveva nemmeno titolo per discettare di astronomia. Lui era un filosofo, non un uomo di scienza come Galileo; mentre Galileo sosteneva le sue convinzioni da un punto di vista scientifico, basandosi su osservazioni e calcoli, Bruno le sosteneva perché queste avvaloravano le sue convinzioni religiose, le stesse che lo condussero in seguito al rogo. Per Bruno, che in gioventù era stato un frate domenicano, l’interpretazione ecclesiastica delle sacre scritture era del tutto sbagliata laddove questa ipotizzava un creato completamente distinto dal suo creatore, con la Terra e l’uomo al suo centro. Quella di Bruno era una visione più esaltante dell’immanenza, secondo cui il creatore si riverbera nel creato che come esso è infinito. Una sorta di panteismo in salsa giudaico-cristiana. Il modello eliocentrico si sposava alla perfezione con questa convinzione e per questo lo abbracciò, insieme al principio di infinità dell’universo che invece non rientrava nelle teorie copernicane.

Giordano Bruno
Costretto a lasciare l’Italia per i sospetti di eresia che già si diffondevano sul suo conto, dopo che aveva incautamente manifestato dubbi sul dogma della Trinità, Bruno viaggiò per l’Europa entrando in contatto con ambienti luterani e calvinisti, aderendo per un periodo di tempo a quest’ultima confessione. Tuttavia nemmeno le Chiese riformate si adattavano alla sua filosofia ed egli riuscì perfino a essere scomunicato da tutt’e tre le confessioni cristiane. Un vero record. Ma anche una conferma del fatto che Bruno non rigettava tanto la religione in sé, quanto quelle religioni che in quel determinato contesto storico esprimevano una dottrina da lui non condivisa.

Era e rimaneva un mistico, per lui la religione aveva una sua funzione sociale

Di fatto Bruno ambiva a diffondere la sua personale idea di religione, il che è molto diverso dal diffondere, come molti pensano abbia fatto, il libero pensiero. Più che essere un libero pensatore, Bruno era un “eteropensatore”, nel senso che il suo obiettivo era di sicuro quello di riformare il pensiero diffuso ai suoi tempi, ma non c’è nessuna evidenza che volesse anche affermare la libertà di pensiero. La libertà del suo pensiero certamente sì, ma non è la stessa cosa. Lui era e rimaneva un mistico, per lui la religione aveva una sua funzione sociale educatrice positiva e andava quindi affermata come mezzo di controllo delle masse. Non certo una posizione da laico.

Rimane il dato indiscutibile che Bruno, ancorché non difensore del pensiero libero, è comunque stato vittima del pensiero unico imposto con ogni mezzo da una Chiesa che ancora oggi non riesce a liberarsi dalle sue velleità totalitariste; celebrare il ricordo di Giordano Bruno ha quindi perfettamente senso in chiave anticlericale, intesa come denuncia di un clero oppressore, ma non ha nessun senso in chiave laica. Wojtyla, nel quadricentenario della morte del filosofo campano, ha affidato al cardinale Sodano il compito di esprimere la posizione attuale della Chiesa cattolica che può essere così sintetizzata: nessuna riabilitazione per Bruno, nessuna condanna per i suoi carnefici, dispiacere per l’accaduto. Ma stiamo parlando della stessa Chiesa che ha avuto bisogno di quattro secoli per riabilitare Galileo (senza allo stesso tempo condannare chi lo costrinse alla pubblica abiura) e di appena qualche anno in meno per bollare la scienza come religione dogmatica da tenere separata dallo Stato.

Massimo Maiurana


domenica, febbraio 11, 2018

Sanremo secondo Paolo

Da Paolo Ricci Sordini:

"Prendendo spunto dalla canzone vincitrice del Festival, mi è venuta spontanea questa rivisitazione da dipendente RAI:

Al settimo piano non lo sanno che ore sono adesso
Il sole su Teulada oggi non è lo stesso
Su Rai1 c’è un concerto
la gente si diverte
Qualcuno canta un Jingle
Qualcuno guarda l’Auditel
Al Salario c’è puzza sempre ma oggi non la fiuti
Il cielo non fa sconti neanche per un falò di rifiuti
A Saxa i giornalisti hanno un po' vergogna
C’è gente sull’asfalto e colleghi nella gogna
E questo corpo enorme che noi chiamiamo azienda
Ferito nei suoi organi dagli appalti in ogni agenda
Galassie di persone disperse nello spazio
Ma quello più importante è lo spazio di un abbraccio
Di lavoratori senza aumenti, di precari senza pagamenti
Di volti illuminati dalla speranza di uno scioperaccio
Minuti di silenzio spezzati da una voce
Non ci avete dato niente
Non ci avete dato  niente
Non ci toglierete piùniente
Questa è la nostra vita che va avanti
Oltre tutto, oltre il dirigente
Non ci avete dato niente
Non avrete più niente
Perché tutto va oltre i vostri inutili inciuci
C’è chi si fa la croce
E chi prega sugli appalti
Le chiese ed i partiti
la RAI e tutti i favoriti
Ingressi separati della stessa casa
Migliaia di persone che sperano in qualcosa
Nomine e promozioni
Facce senza nomi
Scambiamoci la pelle
In fondo siamo lavoratori
Perché la nostra vita non è un punto di vista
E non esiste sindacato qualunquista
Non ci avete fatto niente
Non ci avete tolto niente
Questa è la nostra vita che va avanti
Oltre tutto, oltre la gente
Non ci avete dato niente
Non vi daremo più niente
Perché tutto va oltre i vostri inutili inciuci
Le vostre inutili guerre
Cadrà il dirigente
E tutti i suoi amichetti
I muri di contrasto alzati dagli inetti
Ma contro ogni favore che ostacola il cammino
Il dipendente si rialza
Col sorriso di un bambino
Col sorriso di un bambino
Col sorriso di un bambino
Non ci avete dato niente
Non avrete da noi più niente
Perché tutto va oltre le vostre inutili guerre
Non ci avete fatto niente
Le vostre inutili guerre
Non ci avete tolto niente
Le vostre inutili guerre
Non ci avete dato niente
Le vostre inutili guerre
Da noi non avrete più niente
Le vostre inutili guerre
Sono consapevole che tutto più non torna
La felicità volava
Come vola via una bolla